Ogni tanto bisogna pur spendere due parole.
Perchè se le immagini parlano chiaro, le parole informano di più.
E quindi ecco due notizie, una cattiva e una buona, di cui non potevamo non parlare.
La prima, rimbalzata tra giornali e telegiornali, è il
daneggiamento della fontana della Barcaccia, a Piazza di Spagna.
Dell'accaduto si sa tutto, ma vale la pena riflettere di quanto sia forte il problema del vandalismo a Roma.
In questo blog si parla di piccole cose, che comunque ci fanno indignare, ma se può accadere di rovinare un monumento del Bernini, in una delle piazze più famose di Roma, dove il dispego di forze dell'ordine è massimo, è giocoforza domandarsi quando mai sarà possibile proteggere pure una panchina in periferia.
Certo, ci sono delle priorità: le forze dell'ordine prima proteggono, come è giusto che sia, le persone, poi le cose, e anche tra le cose pubbliche è chiaro che bisogna porsi una gerarchia.
Probabilmente il vandalismo non si risolverà mai con il solo controllo, probabilmente serve educazione. Eppure èdallo Stato stesso che dovrebbe arrivare l'imput per questo cambio di mentalità.
Ci sono stati americani dove esistono multe salatissime anche per chi butta un mozzicone in terra.
Forse un'esagerazione. Sta di fatto che, in certi stati, oltre ad esistere leggi vengono anche elevate multe.
Pene reali, severe o meno. Ma reali.
Il fatto che in Italia non esista un sentimento della cosa pubblica è una realtà. A Roma siamo circondati di opere grandiose e la maggior parte dei romani sembra non interessarsene.
Io vengo da un paesello e appena giunta qui un breve tour della Roma classica e di quella barocca m'è parso d'obbligo. Ma conosco moltissimi romani che, per dire, non hanno mai nemmeno visitato i Musei Vaticani o i Fori Imperiali.
E a me questo sembra grave. Soprattutto perchè questi stessi romani sono capaci di pagare, senza batter ciglio, fior di euro per vedere all'estero delle ricostruzioni. Ovvero un mare di plastica, di roba finta.
Forse nessuno ci ha mai insegnato ad essere fieri delle nostre cose. Ad avere un sentimento forte di orgoglio per tutto ciò che possediamo.
Sta di fatto che, finchè questa sarà la mentalità, non mi stupirò di panchine dalle assi divelte.
La seconda notizia invece riguarda un argomento che non abbiamo ancora toccato: il writing.
L'argomento è controverso, almeno secondo me, perchè è innegabile che alcuni murales siano pura arte. Ma anche qui, sempre a modesto parere della scrivente, andrebbe fatta una bella distinzione.
Tutte le mattine passo davanti ad una scritta sul muro "tutto per un tag": il tag è la firma del writer, che normalmente viene apposta in calce al lavoro. Eppure, da anni, una moltitudine di writers, che io considero della domenica, vanno in giro armati di bombolette e pennarelli ad apporre solo tag. Senza un lavoro. Senza nemmeno uno stencil.
Cari taggatori incalliti, la vostra non è arte. E' imbruttire quella città la cui bruttezza condannate.
Per tutti gli altri, quelli che al writing ci credono davvero, ecco finalmente la notizia: l'ufficio al decoro urbano di Roma ha avviato la campagna
Roma Magistra Artis, volta a creare una collaborazione tra comune e giovani writers. E con l'operazione
cROMiAE sono già stati messi a disposizione moltissimi muri.
Non sarà illegale come detta il movimento, ma di sicuro può aumentare il decoro di Roma.